anestesia

Cara Amica, ma come siamo cresciute. Ti ho vista arrotolarti silenziosa tra numerosi pensieri, ti ho sentita cantare sotto la doccia i drammi che non riuscivi a raccontare, ho assaggiato le torte che cucinavi nel forno delle speranza. Ti sono stata a fianco mentre rispondevi ai suoi messaggi, ho riso delle tue espressioni, ti ho abbracciata ad occhi chiusi mentre con cervello dicevi “ma noooo, assolutamente nooo” e con il cuore dicevi si. Ti ho aspettata sapendo che le lacrime nascono alla stessa temperatura delle risate, sono sempre uno scongelamento silenzioso (cit.) Ci siamo sostenute spalla spalla, ci siamo diagnosticate a vicenda traumi e debolezze dall’alto del nostro titolo di studio: google. Abbiamo digerito il fatto d’essere figlie di padri assenti e madri troppo presenti, come tutta la nostra generazione. Mi hai strappato il libro e hai voltato pagina al posto mio quando non riuscivo ad alzare le mani, mi hai mostrato la differenza che c’è tra anestesista e cura. Amica, spingo la montagna insieme a te, non so se la sposteremo, ma ci verranno dei glutei pazzeschi.
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